APUANIKA – ALPI APUANE – MONTE BARDAIANO parete Nord-Est
di Roberto Vigiani

1a  salita : Davide Benacci ; Roberto Vigiani  –  agosto 2005
Sviluppo : 490 m.
Difficoltà  max : RS5-III – 7b/7b+
Difficoltà obbligatoria : 7b
Materiale occorrente:
– 1 serie di friends fino al blu Camalot
– 1 serie di tricam (TCU) metolius
– 1 serie di stoppers
– una scelta di chiodi misti con preferenza per i chiodi a lama e gli extrapiatti.
– Corde da 60 m

IL RACCONTO
E’ nella mia natura cercare sempre vie nuove da arrampicare e soprattutto cercare nuovi stimoli che mi spingano ad affinare la mia esperienza alpinistica. Aprire vie a spit di alta difficoltà chiodandole dal basso in arrampicata libera come ho fatto negli ultimi anni è stata una bella esperienza che mi ha fatto crescere di livello e mi ha arricchito anche psicologicamente.
Volevo trovare una parete che mi permettesse di mettere alla prova tutte le qualità che a mio parere deve avere un arrampicatore completo per vedere fino a che punto riuscivo a spingerle: l’esperienza alpinistica, il livello in arrampicata libera, l’esperienza acquisita sulle vie lunghe aperte a spit, la capacità di arrampicare sulla roccia friabile e l’autocontrollo.
L’unico problema era trovare una parete che corrispondesse a queste esigenze e, dato il poco tempo a disposizione, che non fosse troppo lontana da casa mia.
L’unico problema era trovare una parete che corrispondesse a queste esigenze e, dato il poco tempo a disposizione, che non fosse troppo lontana da casa mia.
La parete N.E. del Monte Bardaiano, posta all’estremità destra della grande muraglia della nord del Pizzo d’Uccello, sembrava corrispondere alle caratteristiche richieste. Su di essa era stata tracciata solo una via di salita, compiuta nel 1970 dai forti Mario Piotti, Gianni Calcagno e M. De Bertoldi.
Alta all’incirca 400 metri presenta una fascia strapiombante di circa 200 metri che conduce ai grigi muri finali di marmo slavato dall’acqua. Guardandola con il binocolo alla sinistra della via del 70 una specie di rampa fessura tagliava gli strapiombi per poi raddrizzarsi e insinuarsi nelle grigie placconata finali.
Il mio progetto iniziale era quello di salire questa linea per vedere la qualità della roccia nella fascia strapiombante ed eventualmente tentare dopo una via diretta sugli strapiombi gialli.
Al primo tentativo sono partito con l’intenzione di non usare nessun spit di assicurazione né lungo i tiri e neppure se possibile alle soste ma presto mi sono dovuto ricredere rispetto ai miei intenti presenti e futuri di apertura su questa parete.
Il primo giorno sono riuscito a salire la rampa fessura con tre tiri di circa 60 metri e già mi sono reso conto della cattiva qualità della roccia e della difficoltà di chiodatura tanto che, già alla seconda sosta, ho dovuto mettere uno spit per renderla sufficientemente sicura. Sul quarto tiro la musica cambiava e le difficoltà salivano notevolmente.
Nonostante questo sono salito ancora circa 20 metri, provando in più direzioni, ma tutto mi portava ad un diedrino friabile che mi sbarrava la strada. Vedevo che era fattibile in libera ma il rischio era troppo elevato per i miei gusti e nel caso di caduta ci sarebbe stata la possibilità che nessun ancoraggio avesse tenuto la mia caduta tranne la sosta (a spit) che era troppo lontana.Quel giorno sono ridisceso arrampicando fino in sosta e ho deciso che purtroppo dovevo raggiungere il compromesso di usare qualche spit di assicurazione per non ritrovarmi nella migliore delle ipotesi velocemente in un reparto d’ortopedia.
La volta successiva sono tornato con il trapano e come previsto sul quarto tiro l’ho usato tre volte per mettere altrettanti spit di assicurazione.
Ormai avevo ceduto all’uso degli spit come assicurazione ma comunque mi sono imposto di usarli solo alle soste e dove veramente li ritenevo necessari per garantirmi un minimo di sicurezza.
Ci sono volute altre tre giornate di ‘lavoro’ per uscire sulla cresta di Nattapiana e sicuramente non sono state giornate di facile e rilassante arrampicata né per la roccia e neppure per le difficoltà mai troppo banali. Nonostante mi sia impegnato al massimo non sono riuscito ad evitare di mettere qualche altro spit di protezione ma come magra consolazione sono riuscito a salire la via tutta in libera e moralmente ‘on sight?! ?Moralmente perché in realtà sul primo tiro duro sull’ultimo tratto, dove c’è il terzo spit, dopo circa due ore di battaglia per posizionare tutte le protezioni senza appendermi i piedi erano diventati completamente insensibili e di conseguenza ho dovuto appendermi per sfilare le scarpe e per riuscire ad effettuare gli ultimi metri fino in sosta. Sul secondo tiro difficile invece una lama appoggiata mi precludeva il passaggio ed essendo impossibile proseguire ho dovuto appendermi per disgaggiarla. Tutti gli altri tiri li ho saliti on sight e anche per mettere gli spit ho usato i cliff solo per sicurezza nel caso di perdita di equilibrio durante il recupero del trapano che facevo utilizzando una mano e i denti come presa.
In conclusione nonostante queste ‘pecche’ mi ritengo soddisfatto della mia piccola avventura e devo ringraziare Davide veramente di cuore per la pazienza dimostrata durante l’apertura della via e per avermi assecondato nel mio progetto di aprire questa via non proprio?perfetta!
Un’ultima nota va fatta per i ripetitori eventuali e per il nome che le ho dato!
Chiunque andrà a ripeterla non si aspetti di trovare della roccia perfetta. Anche se in alcuni tratti si può considerare buona, è richiesto un livello di attenzione massima, il marmo è imprevedibile e anche gli appigli più buoni possono spezzarsi improvvisamente. Se dovessi usare una scala per definire il rischio di questa salita direi che si potrebbe scomodare il grado R5 dove, per chi non lo sapesse, il grado 5 sta per ‘Via difficilmente proteggibile con protezione scarse, inaffidabili o distanti. Possibilità di lunghe cadute, e/o di fuoriuscita di ancoraggi che possono provocare anche infortuni gravi’. Con questo non voglio spaventare o scoraggiare nessuno ma solamente mettere in guardia: non si tratta di una via sportiva ma, come definiscono i francesi, di “Terreno d’Avventura” a tutti gli effetti.  Sono stati lasciati diversi chiodi d?assicurazione ma alcuni di essi sono di dubbia tenuta e servono più per indicare il percorso che non per la loro reale efficacia.
Il nome “APUANIKA” invece è stato dato perché questa via concentra tutte le caratteristiche della montagna Apuana: marmo, paleo e difficoltà di chiodatura.
Per ultimo e non per questo meno importante vorrei segnalare a coloro che hanno fatto chiudere all’arrampicata le pareti del Solco d’Equi la ‘veramente vergognosa’ avanzata e deturpazione del bellissimo vallone da parte delle cave che stanno distruggendo indisturbate anche la base della parete nord del Pizzo d’Uccello. Gli unici giorni dove la pace ritorna sovrana in questa valle e dove non vengono brillate le mine che sembra facciano cadere la montagna sono i giorni intorno a ferragosto. Solo in questi giorni gli arrampicatori potranno comunicare facilmente tra di loro senza urlare e nel silenzio risentire finalmente l’urlo dell’aquila che volteggia tranquilla sopra le loro teste.

Roberto Vigiani

Relazione con foto

Accesso: Dalla uscita dell’autostrada A15 di Aulla raggiungere Casola Lunigiana e poi il paesino di Ugliancaldo. Dal paesino una strada sterrata di circa 4 KM porta alle cave alte della valle di Equi Terme. Posteggiare poco prima della sbarra di accesso alla cava e proseguire a piedi per la strada di cava che sale verso la ferrata Siggioli e il sentiero Zaccagna (indicazioni).Ad un certo punto si abbandona la strada e si imbocca il sentiero che si divide subito. Prendere la traccia a dx che scende nel Bosco( indicazione Sentiero Zaccagna) e dopo una prima ripida discesa seguirlo fino ad una scala in metallo. Dopo la scala il sentiero sale prima ripido e poi attraversa lungamente verso destra superando due canaloni di scolo della parete.Quando il sentiero entra nel bosco sotto la parete del Bardaiano abbandonarlo per salire ripidamente senza percorso obbligato fino alla base della parete all’estremità destra del bosco (sulla dx  lo sperone basale della via del 1970 fa da riferimento).

Relazione: salire la rampa erbosa verso dx e ritornare a sx su una cengia detritica che si scende alcuni metri e si fa la prima sosta da attrezzare con chiodi a fessura (noi siamo saliti slegati). Si è ora all’inizio della lunga rampa fessura diagonale che da la direttiva alla via.

L1 : Salire verso un evidente ginepro e prima dritto e poi verso sx andare a sostare su un buon terrazzino (sosta da attrezzare è rimasto solo un chiodo). 55m
L2 : ancora per la rampa fessura con difficili passaggi obbligatori e poco proteggibili fino ad un’ultima difficile traversata a sx su una placca improteggibile fino allo spit di sosta. 50m
L3 : Ancora verso sx seguendo la fessura friabile e faticosa fino alla sosta  su buon terrazzino con due spit. 50m
L4 :Salire sopra la sosta verso sx  (no dritto sopra la sosta ,tentativo!)arrivare ad un diedrino strapiombante friabile, salirlo andare a sx fino ad uno spit e poi tornare verso dx per  ingaggiarsi nella fessura grigia  strapiombante  fino alla sosta. 55m
L5 : Salire il diedro svasato sopra la sosta e con difficile arrampicata uscirne a sx per placca grigia. 45m
L6 : per placca compatta con tre spit raggiungere una fessura diagonale verso dx che conduce al terrazzino di sosta. 30m
L7 : una placchetta  da accesso alla rampa erbosa, seguirla fino al suo culmine e sostare. 35m
L8 : traversare a dx per placca di marmo con precarie e scarse protezioni per poi ritornare verso sx alla sosta. 40m
L9 : salire qualche metro poi traversare a dx per prendere una rampa che si segue fino quasi al suo termine ritornare a sx con un difficile passaggio obbligatorio ed esposto. 45m
L10 : salire sopra la sosta per colatoio erboso per alcuni metri uscire su placca a dx e ritornare dopo poco a sx per seguire la fessura fino in sosta. 35m
L11 : Ancora per fessura erbosa poi a dx per difficile placchetta fino allla cengia erbosa poco sotto la cresta. 30m
L12 : Traversare sulla cengia a sx e per facile diedrino uscire dalla parete.

Discesa: seguire la cresta fino alla vetta del Bardaiano scendere dalla parte opposta e raggiungere la Foce Lizzari.per il Sentiero attrezzato Zaccagna  scendere verso il vallone di Equi Terme  costeggiando la parete del  Bardaiano superato il costone alberato della via del 1970 ricollegarsi al sentiero di accesso alla parete e percorrendolo a ritroso tornare all’auto.

Roberto e Davide