La Parete

C’è Sempre un perché…

Nel corso della vita ci sono persone che fanno molte cose e altre che sprecano il tempo pensando di rimandarle a un secondo momento – c’è chi ha dentro un “fuoco” che lo brucia e non sta mai fermo e chi invece gli piace oziare. Non si sa chi è più felice ma una cosa è certa…in ogni cosa che facciamo “c’è sempre un perché”.

Sia che oziamo, che corriamo o che facciamo qualsiasi altra cosa, ricerchiamo sempre la felicità, lo star bene, in poche parole, arrivare a sera soddisfatti di quello che abbiamo fatto.

Nel nostro caso siamo climber e io penso che quando uno è veramente climber lo resterà per tutta la vita, non importa le difficoltà che gli si presenteranno davanti, la passione lo brucia dentro e pertanto finché le forze lo permetteranno continuerà a scalare.

C’è chi scala su roccia, chi su ghiaccio, chi fa arrampicata sportiva e chi alpinismo ma tutti sono uniti da un unico comune denominatore: Arrampicare

La parte più creativa di questa magica parola è a mio parere la ricerca di nuovi itinerari. Sebbene dalle nostre parti sia sempre più difficile reperire pareti con ancora possibilità di nuovi itinerari, l’occhio esperto sa leggere nelle pieghe della roccia e come per magia sa vedere quello che altri non vedono.

Alla parete di Sassorosso avevo già aperto “C’è poco da ridere” diversi anni fa sempre con Luisa, una via che conta poche ripetizioni per il suo carattere “Wild”, pochi chiodi parecchio da proteggersi con friends e nuts e roccia non sempre perfetta. Complice questa calda estate siamo tornati a Sassorosso per cercare un po’ di fresco vista la sua esposizione a Nord ovest e la sua quota relativamente più alta. La parte sinistra della parete è già solcata da due vie moderne a fix ma io volevo salire in maniera più tradizionale possibile. i fix sono una sicurezza ma l’uso parsimonioso lascia spazio anche a molta creatività nel posizionamento delle protezioni veloci che danno quel pizzico in più di sale che rende il piatto più appetitoso.

Avrei potuto mettere chiodi a fessura al posto dei pochi fix che ho messo ma l’ho fatto per scelta e per due motivi….c’è sempre un perché!!

il primo, a mio parere, è che sia il chiodo che il fix sono sempre ferro infisso nella roccia e mentre il primo dura più a lungo ed è più sicuro il secondo dura meno ed ha bisogno di verifiche periodiche.

il secondo invece è una questione di prezzo; 2 euro scarsi per il fix contro i 10 abbondanti per il chiodo a fessura non sono poco… ho parenti verso Genova e si sa che i genovesi sono abbastanza parsimoniosi, per non dire tirchi!)

So già che qualcuno sorriderà per queste affermazioni ma questo è il mio parere e come è normale ognuno pensa di essere nel giusto e si fa le proprie ragioni…. Se non vi piace andate a ripetere altre vie che abbiano le caratteristiche che preferite…il mondo ne è pieno

Buone scalate a tutti

Vigio

Note:

“c’è sempre un perché” è una via su parete aperta con poche protezioni fisse e soste attrezzate a fix. Richiede al capocordata buona padronanza del grado obbligatorio e capacità nel posizionamento delle protezioni veloci. In generale ci si protegge bene con il materiale consigliato in relazione nonostante questo alcuni passaggi rimangono obbligatori su superati in arrampicata libera.

La via è stata aperta in giornata e poi ripetuta per ripulirla da alcuni blocchi instabili, in ogni caso fare attenzione che sicuramente qualcosa ci è sfuggito. la roccia è da buona a ottima e presenta in alcuni tratti un po’ di licheni fastidiosi per i piedi.

L’esposizione è nord-ovest per cui rimane in ombra quasi tutto il giorno ed è ideale d’estate.

Relazione:

attaccare circa 50m a dx di “i soliti ignoti “nei pressi di una placca appoggiata con un cordino in clessidra a pochi metri da terra.

L1: salire più o meno direttamente la placca puntando all’unico fix del tiro ben visibile dalla base. Superarlo e con bei passaggi su muro verticale a buchi raggiungere la sosta.

L2: salire sopra la sosta la fessura diagonale fino al suo termine. uscire a sx per parete articolata scalare un muro verticale spostarsi a dx e poi superare uno strapiombino atletico che fa accedere a terreno più facile fino in sosta.

L3: leggermente a dx puntando il fix ben visibile dalla sosta, superarlo e proseguire per tereno più facile fino sotto una paretina con un evidente cordino incastrato. (lasciato come segnavia, possibilità di aggiungere nut). Superarlo con bel passaggio e per terreno più facile raggiungere la comoda sosta .

L4: per placca in diagonale a sx (fix) fino a raggiungere il pilastrino fessurato. Salire la fessura fino quasi al suo termine e poi uscire a sx e superare un altro strapiombino.

Traversare leggermente a sx su un terrazzino e raggiungere il secondo fix del tiro con bel passo obbligatorio. Proseguire per parete verticale ma ben appigliata con difficoltà decrescenti fino alla sosta

L5: dalla sosta leggermente sx , poi per placca articolata con cordino fisso in clessidra. facilmente si raggiunge il ripido bosco sommitale che va salito per altri 20m circa finché non diventa facile.

Salendo e Andando a sx si trova una traccia che in 5 min riporta al parcheggio dell’auto vicino al campo di calcio.