“Ci salverà la bellezza”

Voglio raccontare una storia diversa : non una cronaca della solita nuova via, i momenti più salienti, le difficoltà, i gradi incontrati e  la salita in libera. Voglio raccontarvi del perché faccio certe cose, cosa mi spinge a cercare sempre nuovi progetti e nuovi stimoli nella mia esistenza.

L’Alpinismo in questi ultimi anni è sempre più condizionata dalle prestazioni date dai numeri, alcuni vogliono chiamarlo “sport” ma  è sempre  più radicata in me la convinzione che tale parola non sia molto appropriata per quello che facciamo in montagna.

La prestazione sportiva, a mio parere, ti fa perdere  l’attenzione verso quello che dovrebbe essere la cosa più importante nella nostra attività cioè ci fa perdere l’attenzione verso la “Magnificenza” in cui ci muoviamo.

Il nostro non riuscire in una prestazione ci rende di cattivo umore  e dirige la nostra attenzione verso  sentimenti negativi. Prendiamo il caso della scalata : se facciamo una via ho meglio una giornata di scalata buona con buone prestazioni ci sentiamo appagati e felici anche per il resto delle cose che facciamo nella vita, dimenticando che magari eravamo anche in un brutto posto e le vie non erano nemmeno belle . Nel caso opposto invece,  una giornata negativa e  con scarse realizzazioni ci mette di cattivo umore e il fatto di essere magari in un posto bellissimo cade in secondo piano . In poche parole la prestazione influisce su di noi rendendoci felici o depressi come se tutto dipendesse da lei!

Vorrei far notare questo perché forse la nostra felicità e la nostra attività dovrebbe attingere le motivazioni da un sistema di valori ben diverso che non dal mero risultato. Le nostre sfide dovrebbero rivolgersi verso “l’apprendimento”. Di fronte a una sfida ciò che conta è imparare qualcosa di nuovo, e per nuovo intendo una serie di componenti che sono sempre presenti nella nostra attività : la bellezza della roccia e dell’ambiente, gli amici, il gesto dell’arrampicata e il muoversi in  maniera armoniosa inseguendo una ipotetica  sequenza di appigli ecc.. Se si cercano solo gratificazioni ed elogi basate sul risultato il nostro benessere sarà estremamente condizionato ed effimero.

Sono tornato a distanza di due anni sulla Punta  Giradili in Sardegna perché il posto mi ha stregato; il mare come una piscina riflette l’ombra della Pedra Longa, in lontananza il golfo di Arbatax con le sue spiagge fa da sfondo alla cartolina dei nostri occhi e tutto intorno il profumo del Supramonte ci invade…. Cosa volere di più?

-Semplice – Una delle pareti più belle del Mediterraneo e una via logica da aprire!

Logica? Direte voi per essere logica una via su una parete deve seguire una serie di  fessure  oppure una struttura rocciosa evidente come uno spigolo o un diedro. Io invece voglio essere un po’ più  lungimirante e voglio dire che una via per essere logica non deve seguire per forza le regole sopra indicate  ma deve invece seguire una serie di appigli che naturalmente fanno salire una parete. Cosa c’è di più bello per un apritore  che trovare. su una parete, a prima vista impossibile, una serie di appigli che lo portano in arrampicata a superarla!? La logica è data dalla natura e dal nostro bagaglio psico- tecnico nel trovare le giuste sequenze.

Sulla Giradili eravamo in due ,io e Davide, io più esperto e navigato lui alle prime armi da apritore, ci siamo divertiti ,abbiamo gustato l’esperienza della sfida e della bellezza che ci circondava. Proprio per questo motivo non vogliamo dare gradi  e prestazioni (anche se qualcuno prima o poi le pubblicherà!) e ci auguriamo che in futuro chi ripeterà la nostra via pensi poco alle prestazioni e di più a quello che Dio ci ha regalato su questo “Meravigliosa Terra”!

Roberto Vigiani, Settembre 2009

Poker, Punta Giradili
Articolo Rivista UP, dicembre 2019, cfr. www.prorockmountainstore|articoli