“Mezzogiorno di Fuoco” P.ta Giradili – Sardegna
Rolando Larcher – Maurizio Oviglia – Roberto Vigiani
Aperta nel giugno 2006 dal basso
Salita in stile Rotpunkt Maggio 2007
Sviluppo: 270 metri – 8bmax/7c obbligatorio

Mezzogiorno di fuoco, Punta Giradili di R.Larcher, M. Oviglia e R. Vigiani
Aperta nel giugno 2006 dal basso
Salita in stile Rotpunkt Maggio 2007
Sviluppo: 270 metri – 8bmax/7c obbligatorio

Materiale : 12 rinvii , 1 kevlar per clessidra sul 2° e 4° tiro
Chiodatura a fix Inox da 10 mm.
Discesa : possibile in corda doppia con due corde da 60 m e rinviando  in discesa. Oppure dalla cima per tracce fino alla strada sterrata che riporta all’auto

Rolando mi chiede se ho voglia di scrivere qualcosa su questa “nostra “ ennesima via aperta nel nostro – per alcuni – impuro, noioso, ammazza-avventura e persino sterile modo di salire delle pareti.
Che faccio?
Vi racconto che l’anno scorso a giugno un terzetto di convinti apritori di vie, moderne o sportive, chiamatele come volete, con temperature che sfioravano i 35 gradi all’ombra, ha pensato bene di ingaggiarsi in una storia titanica di lunghi run-out e canne da pinzare su una delle più belle pareti che si specchia nell’azzurro Golfo di Orosei.
Sarebbe semplice fare la solita cronaca di una salita, il solito racconto con toni più o meno drammatici o battute ironiche in puro stile anglosassone.

 Insomma di argomenti per scrivere ne avrei molti ma questa volta voglio parlare del “corso della vita”, di esperienze e di sensazioni che si provano dopo anni di arrampicata, di amicizia, di passione estrema verso un’attività che per alcuni di noi è e sarà per sempre una droga di cui non si potrà mai fare a meno.
Ma è proprio così? Niente ci può veramente distogliere dalla nostra passione per l’arrampicata?Molte volte durante la giornata e anche durante il sonno, il mio pensiero vola su sequenze di passaggi, vie, montagne e persone che le popolano.
A vent’anni i miei pensieri erano molto ambiziosi e egoistici, cercavo degli obiettivi e li perseguivo fino alla meta.

Poi ho trovato una compagna con cui condividere le mie passioni e il mio carattere si è plasmato cercando di dividere l’ambizione con l’amore verso una persona.
L’età addolcisce il carattere e smussa gli spigoli e così è nata mia figlia Eva.
Le “mie” donne stavano influenzando la mia vita, mi rendevano più responsabile, sentivo un obbligo morale verso di loro, anche se nei momenti d’azione più intensa il cervello cancella tutto e pensa solo all’obiettivo.
Nella vita, a parole, sono sempre stato fatalista. Dicevo …se deve succedere qualcosa succede, è inutile pensarci! Però sotto sotto pensi sempre che le disgrazie a te non possano succedere. Leggi le notizie tragiche su un giornale e rimani indifferente mostrando solo un po’ di stupore… ma stai già girando la pagina.

Pensi “se succedesse a me reagirei in questo modo..! Farei questo o quello” oppure, presuntuosamente, che tu non l’avresti mai fatto!”
Una sera di novembre del 2006 mia figlia attraversando la strada è stata investita da un’automobile.
In quel momento il mondo si è fermato, il razionale non esisteva più, per circa 30 eterni secondi è rimasta inerme tra le mie braccia, credevo fosse morta, continuavo a scuoterla contro le regole che impone un trauma di cui non conosci l’entità.
Nelle ore successive io pregavo solo che Eva non morisse, tutto il resto non contava, le mie amate montagne erano ad anni luce dai miei pensieri, la roccia, la neve, il cielo, il mare, gli amici e tutti gli elementi che avevano un posto in prima fila nella mia vita “normale”… cancellati!

Quello che credevo fosse una certezza della mia vita, improvvisamente non contava più nulla.
Tutte i miei pensieri erano lì concentrati su mia figlia e sulle sue condizioni!

Ora Eva sta meglio e torno serenamente e pensare a queste cose. La vita è stata generosa con Eva e con noi che gli stiamo vicino come genitori; respirando profondamente mi ritrovo felice a pensare a quei passaggi estremi con il chiodo lontano, sulla fantastica parete della Punta Giradili in Sardegna…. sotto Rolando e Maurizio che mi incitano e io che stringo l’ultimo appiglio di quest’ennesima Rotpunkt che la vita mi ha regalato.

Roberto Vigiani

Dicembre 2006

Rolando Larcher, “Rolly”